Pubblico impiego in fuga/Uil: serve una svolta con assunzioni e salari adeguati

Il lavoro nel pubblico impiego è sempre meno attrattivo. Ogni anno in Italia si registrano circa 92mila dimissioni, un dato in crescita costante che evidenzia una crisi strutturale. I concorsi pubblici sono sempre meno partecipati e in alcuni casi i candidati sono addirittura inferiori ai posti messi a bando. Questo fenomeno conferma che la pubblica amministrazione è in ritirata, incapace di garantire condizioni di lavoro dignitose e prospettive di crescita.

Anche in Molise la situazione è critica: pochi concorsi, pochi partecipanti e un ricorso eccessivo a esternalizzazioni, cooperative e false Partite IVA. Questo modello non solo alimenta il precariato, ma contribuisce a diffondere lavoro povero e instabile, con effetti devastanti soprattutto nel comparto scolastico, dove il tasso di precarietà supera la media nazionale.

“La lotta al precariato resta la nostra battaglia prioritaria” – dichiara Tecla Boccardo, Segretaria Generale della UIL Molise.

Il blocco delle assunzioni e della contrattazione collettiva negli ultimi anni ha reso il lavoro pubblico meno competitivo, con carichi di lavoro sempre più pesanti per gli uffici ormai svuotati di personale. Gli stipendi restano tra i più bassi d’Europa, mentre l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto dei lavoratori pubblici.

Secondo gli osservatori INPS, se nel 2019 le dimissioni dalla Pubblica Amministrazione erano 69.641, nel 2023 il dato è cresciuto di oltre il 33%. In particolare, Comuni e Regioni soffrono di un doppio svantaggio: a parità di livello, i loro dipendenti guadagnano meno rispetto ai colleghi delle amministrazioni centrali.

A complicare il quadro, vi sono i blocchi contrattuali, i limiti imposti dall’ex art. 23 al tetto di spesa e alle assunzioni, i nuovi vincoli del patto di stabilità europeo, che hanno impoverito un comparto essenziale per i diritti dei cittadini e la competitività del Paese.

Particolarmente drammatica è la situazione della sanità pubblica. Nei Pronto Soccorso, gli specializzandi sono costretti a turni fino al doppio delle ore previste, spingendo sempre più professionisti a cercare migliori condizioni nel settore privato o all’estero.

Nel 2024, circa 1.500 medici hanno lasciato l’Italia, e le previsioni per il 2025 indicano che questa tendenza non si invertirà. In Molise, paradossalmente, i giovani medici faticano a trovare una collocazione stabile, mentre il territorio continua ad essere solo un luogo di passaggio per la formazione.

“Chi resta nella Pubblica Amministrazione si trova a sostenere carichi di lavoro insostenibili” – sottolinea Boccardo.

Il blocco nel rinnovo del contratto non riconosce il valore di questi lavoratori: il Governo ha proposto un aumento del 5,78% per il triennio 2022-2024, a fronte di un’inflazione che ha superato il 17%. UILFPL e Fp CGIL hanno rifiutato questa proposta insufficiente, determinando lo stop alle trattative per i contratti di sanità e funzioni locali, due comparti già allo stremo per carenza di personale.

Anche il mito del posto fisso statale è crollato: il concorso per Coesione Sud, che avrebbe dovuto assumere 2.800 tecnici, ha visto rimanere in servizio solo 700 lavoratori.

“Serve un’inversione di rotta immediata – conclude Boccardo – con un piano straordinario di assunzioni e un rinnovo contrattuale che garantisca stipendi adeguati e condizioni di lavoro dignitose. Senza un intervento deciso, la Pubblica Amministrazione rischia di implodere, con conseguenze gravissime per i servizi ai cittadini e per il futuro del Paese“.

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